Addio, James Aggiungi un commento

21 aprile 2009, 18:30

Mi trovo ancora ad esulare dalle intenzioni informatiche di questo blog per dare una brutta notizia, seppure annunciata da qualche tempo. James Graham Ballard è morto ieri, all’età di 78 anni. I telegiornali italiani non ne hanno dato notizia, che io sappia; forse uno scrittore estero contemporaneo, per quanto riguarda loro, non ha troppa importanza. Ho trovato la notizia stamattina, nel trafiletto di un quotidiano milanese gratuito.

Nato a Shangai nel 1930 da genitori inglesi, fu internato in un campo di concentramento, durante la guerra. L’esperienza lo segnò profondamente e ritorna, sotto diverse forme, nella maggior parte dei suoi racconti o romanzi: “L’uomo può abbandonare la prigione, ma la prigione non abbandona mai l’uomo”.

Fu scrittore di fantascienza prima, dagli anni ’50 ai ’70, di romanzi moderni poi, sempre graffiante, onirico, crudo nel rappresentare la realtà moderna e post-moderna. Io non sono un critico, non so trovare le parole giuste, ma sono le prime che mi vengono in mente. Personalmente l’ho apprezzato sin da piccolo, sin dai 12 anni, per la sua fantascienza: un mondo di sogno in cui era piacevole per me perdermi. Sue erano le spiagge senza fine, gli edifici enormi e abbandonati, inutili; gli uomini soli, le donne che sembravano sorgere dai loro sogni (spesso dai loro incubi), l’immobilità, la luce che sovente assumeva le stesse connotazioni di un liquido che gocciolasse lentamente.

Povere parole, le mie, ad elogiare uno scrittore così grande! Ricordo, meglio di tutti, i racconti dell’antologia Il giorno senza fine, pubblicata da Longanesi nella collana Fantapocket, del 1976. Nel racconto eponimo, il primo della raccolta, il protagonista si trova nella fascia del tramonto di una Terra che ha smesso di girare: bellissime atmosfere, rovine al chiaro di luna e all’innaturale luce di un crepuscolo perpetuo… pura poesia ai miei occhi, sia 12 anni fa, quando ho letto questi racconti per la prima volta, che adesso.

Ma forse, più rappresentativo della fantascienza ballardiana è il ciclo di Vermilion Sands: atmosfere da sogno, “stanchezza da spiaggia” e una sottile aria di pazzia, in nove racconti, ognuno dedicato ad una forma di arte, che lasciano spiazzati e vagamente a disagio.

Non conosco, purtroppo, i suoi romanzi recenti; lo ricordo per la sua inesauribile fantascienza dello spazio interno, i suoi racconti di alienazione in cui il paesaggio è sempre funzionale alla complessa psicologia dei protagonisti e non ha mai mancato di suscitare in me immagini di sogno e un godimento puramente intellettuale.

A chi volesse avvicinarsi alla lettura del maestro, segnalo i racconti Il giorno senza fine, Le Terre d’Attesa e, naturalmente, tutto il ciclo di Vermilion Sands, a cominciare da Prima Belladonna (che fu anche il suo primo racconto pubblicato) e Studio 5, Le Stelle. Inoltre, tra i romanzi brevi leggete assolutamente Foresta di cristallo.

Monkey Boy Aggiungi un commento

28 luglio 2007, 10:15

Sicuramente molti di voi hanno già visto questo video, che risale (credo) a 6-7 anni fa, ma io mi ci sono imbattuto di nuovo ieri e l’ho trovato… come dire, troppo istruttivo per lasciarlo in disparte.

Devo espandere la conoscenza. Lui è Steve Ballmer, CEO (Chief Executive Officer, corrispondente al nostro amministratore delegato) della Microsoft, tra i primi 50 uomini più ricchi al mondo. La ricchezza gli avrà dato alla testa? Ma no, à un simpaticone.

Signori… Questa… è… Microsooooft!!

Edsger Dijkstra Aggiungi un commento

6 marzo 2007, 0:02

Guardate bene quest’uomo, è Edsger Dijkstra. Nome impronunciabile, ma a lui si devono un mucchio di cose Dijkstrache fanno la gioia di molti informatici, la pressione per l’abolizione del GOTO e così l’avvento di un’era di codice pulito e comprensibile, l’allontanamento da linguaggi prettamente inutili come il BASIC, la spinta verso la creazione di programmi che fossero matematicamente esatti, nascendo dalla definizione. E che uomo! Guardate che fascino, con gli occhiali, la barbetta da professore, il capello spettinato! Uno che sapeva il fatto suo.

E poveri noi che ci dobbiamo studiare il suo famoso Algoritmo dei cammini minimi… su cui, tra l’altro, mi sto rompendo la testa da qualche giorno. Ma a parte questi effetti collaterali, Dijkstra era un genio!

Le sue parole riecheggiano in un mondo di programmatori frettolosi, che vogliono solo otterene un risultato (e il salario) nel minor tempo possibile.

“L’eleganza non è un lusso trascurabile, ma la virtù che decide tra il successo e il fallimento.

“Quando non c’erano computer, non avevamo problemi di programmazione. Quando i computer erano pochi, avevamo dei leggeri problemi di programmazione. Adesso che abbiamo davanti a noi macchine milioni di volte più potenti, i problemi sono giganteschi.”

“E’ praticamente impossibile insegnare qualcosa a uno che sia stato esposto al BASIC. Come programmatori, costoro sono mentalmente mutilati oltre ogni possibilità di guarigione.”

Che saggezza eh? Dovrebbe essere un esempio per tutte le generazioni future di programmatori! Un uomo pari a Mozart!

Tutte le citazioni da Wikiquote. Immagine da www.adeptis.ru/vinci/m_part7.html.