Unbundling di Windows Aggiungi un commento
24 ottobre 2007, 22:02Il problema dell’unbundling di Microsoft Windows dai PC in vendita in tutto il mondo è stato messo in luce per le masse, per la prima volta, circa un mese fa, con una relazione (testo in inglese) degli studiosi del Globalization Institute, un ente che lavora “per promuovere un approccio alle problematiche ambientali efficente e rivolto alla tecnologia, aumentare la competitività, portare l’imprenditoria a combattere la povertà globale e aumentare gli scambi a livello internazionale”. La relazione tratta della possibilità e delle implicazioni dello scindere il sistema operativo (e, per estensione, qualsiasi pacchetto software) da una macchina che possa esserne anche venduta priva, dando all’utente la possibilità di avere un sistema libero e alleggerito da costi di licenza.
Quanti sono quelli che, dopo l’acquisto di un portatile, si sono trovati il disco fisso (o la partizione primaria, a seconda delle scelte del produttore) ingombrate di software che mai verrà utilizzato, oppure semplicemente non gradito?
E’ sicuramente il caso di tutti coloro che acquistano un PC portatile e si trovano a dover pagare, oltre alla ferraglia, anche i vari Works, suites multimediali di dubbia utilità e, non ultimo, lo stesso ingombrante Windows. Pensiamo ad un utente esperto, lavoratore, che da tempo utilizzi piattaforme Linux e che si trovi nella necessità di dover acquistare un portatile, e farlo in fretta, per esempio ad un Mediaworld o in un qualsiasi negozio di PC. Un buon 10% (ed oltre) del prezzo del computer, va a finire nella licenza OEM di Windows (di questi tempi, Vista Home o Premium, che è ciò che la maggior parte dei PC portatili in commercio offrono).
Non voluta, non desiderata e destinata all’inutilizzo. Ma chi rimborsa questo non troppo ipotetico utente?
In Italia, il 18 ottobre, è stata emessa la prima sentenza favorevole al proposito (qui un riassunto scritto in linguaggio più comprensibile ai non addetti, con i punti salienti in risalto). La HP si è vista costretta a versare al consulente informatico della ADUC, azienda per i diritti dei consumatori, un rimborso di 140€ (più spese legali): il costo stabilito della licenza di Windows e di Works 8, a fronte, naturalmente, della restituzione di entrambe. La stessa ADUC fornisce inoltre modulistica e istruzioni per richiedere il rimborso.
Per chi voglia leggere la versione completa della vicenda, in questo articolo è spiegata molto chiaramente.
Personalmente spero che in un futuro non ci sia nemmeno più bisogno di ricorrere a raccomandate e citazioni, ma che i distributori diano a monte la possibilità di comprare un portatile o soluzione PC precostruita (e non solo un PC assemblato, in cui l’hard disk generalmente è libero, ma che rimane non alla portata di tutti) libero dal balzello Microsoft.




