Il problema di giacca e cravatta Aggiungi un commento

13 novembre 2010, 1:31

Più d’una volta, nella mia diversamente ampia esperienza di lavoro come consulente informatico, mi sono imbattuto nel paradosso costituito dalla voglia, obbligo, ansia di farmi infilare un completo, una camicia e una cravatta (e possibilmente scarpe adeguate e calzini intonati) e apparire almeno il 1999,99% più adatto alla posizione.

Power suit, power tie, power steer.

Perchè accade questo?

Me lo chiedo ogni volta. Puntualmente, ad ogni primo colloquio con il cliente (questa figura che incute più timore di un’Idra velenosa), il commerciale di turno mostra una vera e propria ossessione per far indossare la giacca alla risorsa proposta. Notare l’enfasi sul termine risorsa. Risorse, non uomini; macchine, non intelligenze. La giacca, o la mancanza di essa, mi ha guadagnato di volta in volta occhiate sospettose o rispetto sia per la sua assenza che la sua presenza. In un colloquio a 4, quasi privo di domande tecniche, si è classificato come prima scelta il candidato dotato di abito completo, poi il sottoscritto dotato della sola giacca, infine gli altri due candidati privi di giacca. Coincidenza? Troppo sospettoso.

Ricordo un episodio raccapricciante, sul treno. Era il giorno di un colloquio e, cedendo alle richieste del commerciale, avevo indossato un completo. Sul treno del ritorno, mi accorgo con orrore di aver dimenticato l’abbonamento del mese negli altri pantaloni. Puntualmente, arriva il controllore; se non avessi rivolto un pensiero al biglietto, non sarebbe arrivato, ma a quanto pare i controllori hanno sviluppato una sorta di telepatia per i pensieri riguardanti il biglietto… o un olfatto molto fino per la paura. Gli dico la verità, ovvero che ho dimenticato il biglietto. Mi aspetto qualche protesta e la futura necessità di impugnare il verbale e andare a comprovare di persona l’effettiva presenza dell’abbonamento… ma ho una giacca. Il buon controllore mi crede sulla parola e procede.

Ora, se io avessi avuto i miei soliti jeans a vita bassa e maglie stravaganti, mi avrebbe creduto così prontamente? E se io fossi stato un ragazzo di colore (senza giacca)? Come posso fare a meno di chiedermelo?

Diciamo la verità, la giacca, come tutti gli abiti, più o meno in tutte le civiltà, è una questione di comunicazione. Posso accettare che un buon abito sia un requisito quasi fondamentale per banchieri, assicuratori, politici (con riserve…), alti funzionari. Maggiormente per customer care, commerciali, receptionist e camerieri. E’ buona comunicazione, fa parte delle abilità richieste alla figura professionale. Ha un senso.

Ma che obblighino me, programmatore, analista o quant’altro, a cui è richiesta logica, capacità di risolvere problemi e altre abilità del genere, a infilarmi in un abito… non ha senso. Non ha senso alcuno. La stessa intelligenza, poca o tanta che sia, che permette di svolgere il mio lavoro, si ribella di fronte ad una richiesta così palesemente stupida. E diffusa, pure! Io devo impressionare i miei interlocutori con le mie abilità logico-scientifiche. Non con la comunicazione o la bella apparenza. Cosa c’entra una giacca? Indossare o meno un abito non mi rende un programmatore migliore, non aggiunge nulla al codice o ai documenti.

Quando avrà un’utilità, indosserò una giacca. Ma voglio un mondo dove non mi sia richiesto di infilare giacche ad ogni svolta d’angolo, senza un solo motivo logico.

Radeon serie 5000: le dimensioni contano Aggiungi un commento

29 settembre 2009, 10:44

Da pochi giorni è uscita la nuova AMD/Ati Radeon HD 5870, modello di punta a singola GPU della neonata Serie 5000.

Queste sono le mie prime reazioni al vedere la reference board: “Che blocco!” e “Sembra  il sarcofago di Ra in Stargate” e infine “Sembra un’astronave!”. Insomma, l’impressione era qualcosa di molto, molto grosso, di sicuro rinforzata dallo scatolotto in cui sono contenuti la ventola a turbina e il dissipatore. Peraltro con un design che personalmente mi piace, essenziale, anche se lascia un po’ perplessi la feritoia corta per l’espulsione dell’aria. A quanto pare, la scheda raggiunge i 100 °C a pieno carico. Bollente!

Qualche giorno dopo è stata presentata la 5870 X2, formata, come lascia intendere il nome, da due processori RV800 saldati sullo stesso PCB. Qualche buontempone su Hardware Upgrade ha coniato il nome “5870 Rocco Edition”, lascio immaginare il perchè.

Very, very cheap. (Immaginatemi mentre aggiusto un monocolo e alzo il sopracciglio).

Insomma, la corsa alla produzione di schede video dalle dimensioni esagerate continua, per non parlare di costi e prestazioni. Lo si potrebbe chiamare un investimento: una scheda video di questo genere, permette di giocare tranquillamente su un monitor a 24”, Full HD, a livello di dettaglio massimo, con tutti i titoli presenti sul mercato e, molto probabilmente, con tutti quelli che saranno prodotti nei prossimi 2-3 anni. Sempre che uno non si faccia prendere la mano.

Certo è che, passando da una scheda più antiquata a questa, c’è il gran rischio che si debbano cambiare la maggior parte degli altri componenti:

  • Case, prima di tutto (28 cm di scheda non entrano in tutti i case)
  • Schermo (una scheda così è sprecata dai 21” in giù!)
  • Alimentatore (sono necessari due connettori Pci-E da 6 pin e almeno 40A sulla linea da 12 Volt)
  • Processore (Alcuni giochi tendono ad essere CPU-limited persino su un Intel Core i7 965)

Praticamente un computer nuovo.

A mio parere, stiamo andando verso il giorno in cui venderanno direttamente solo le schede video, con alimentatore e processore incorporati, e conterranno abbastanza RAM da funzionare anche per il resto del sistema. Certo, sistemi simili esistono già. Si chiamano console. Ma quale, tra le console attuali, ha la potenza e la versatilità di un Personal Computer equipaggiato con hardware di ultima generazione?

L’importanza della roadmap elettronica Aggiungi un commento

22 settembre 2009, 15:14

Avere una roadmap, delle linee guida, è senza dubbio importante per realizzare qualsiasi progetto che sia più complesso di “hello, world” (o delle classi Treno e Vagone, vero, compagni informatici della Bicocca?). Il documento in questione può assumere numerose forme: un albero completamente astratto e presente nella testa del progettista, una serie di grafi e schemi su carta o un documento elettronico.

L’ultima forma ha degli evidenti vantaggi sulle prime due. Innanzitutto, esiste fisicamente; inoltre vi si possono memorizzare più cose di quelle che qualcuno possa tenere a mente (a meno che la persona sia un genio, o un folle). Infine, un documento elettronico presenta alcuni vantaggi:

  1. Può essere modificato più e più volte, a piacimento, senza per questo diventare un impiastro illeggibile. Anche scrivendo a matita (il che comunque è un ottimo consiglio), il foglio può rovinarsi o perdersi;
  2. Può essere istantaneamente copiato e reso disponibile ovunque con un clic. Usando strumenti come Google Documents, inoltre, è possibile collaborare alla stesura e all’aggiornamento della roadmap allo stesso modo in cui si scriverebbe a più mani su un foglio di carta, senza per questo dover essere nello stesso luogo;
  3. E’ leggibile! Sembra banale, ma diventa un requisito indispensabile se si è dotati di una scrittura illeggibile come la mia. In questi giorni, a lavoro, mi è stato chiesto di stendere una sintesi dei lavori attuali della società, sottintendendo di scriverla a mano. Inorridisco al solo pensiero. No, no.

Che una roadmap elettronica (o foglio di specifiche, o To-Do list) sia indispensabile per progetti dalle migliaia di righe di codice in su è appurato, ma penso sia quasi indispensabile anche per progetti più semplici e anche se chi li fa pensa “Ho le idee ben chiare, il progetto è tutto nella mia testa e in questi 20 fogli sparsi di schemi”. Perchè i progetti non sono perfetti, cambiano, si evolvono, devono essere modificati ed eventualmente condivisi. Se poi il lavoro non è l’unico da fare in quel periodo, si rischia di cadere nella palude dell’incertezza di percorso: senza un path di sviluppo definito a priori, non ci si ricorda letteralmente più cosa c’è da fare in un dato momento.

Parlo per esperienza. Senza un documento elettronico di percorso, anche se provvisto di molti schemi (molti dei quali superati), mi bloccavo ogni volta che riprendevo in mano il gestionale per caselle di fumetteria. Che avevo fatto fino a quel momento? Può anche darsi che io sia carente di sonno (accidenti agli Steam Weekend Deal), svogliato o quant’altro. Niente di più facile. Ma se anche fosse così, non sarò né il primo né l’ultimo.

Insomma, a chi gestice più di un progetto (anche piccoli) do questo consiglio: scrivete una roadmap o documento di progettazione elettronici, o perlomeno a matita. Vi permetterà di risparmiare molto tempo, anche se potrebbe sembrare una perdita di tempo all’inizio. Anche, datevi tempi ragionevolmente regolari e stretti per organizzare il vostro progetto “libero” con il lavoro fisso (o con gli altri progetti) e con il tempo di svago.