The Void Aggiungi un commento

21 gennaio 2011, 19:21

Dopo Braid, parlo di un altro videogame interessante e insolito: The Void.

Sebbene spremere la mia (ormai in qualche modo antiquata) scheda video sia un buon passatempo, spesso preferisco un’esperienza che faccia riflettere, all’ennesimo blockbuster tutto effetti speciali e scarse quantità di adrenalina. Crysis, nonostante sia una festa per gli occhi, non mi ha fatto mai saltare dalla sedia. S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl, più e più volte. Amnesia: The Dark Descent, d’altro canto, mi ha tenuto sull’orlo della sedia per l’intero svolgimento della trama. E questo è esattamente l’ordine dei videogame che preferisco.

Quello di cui voglio parlare, in termini di originalità e spunti adrenalinici, se non di intensità, non è da meno. Sviluppato dallo studio Ice-Pick Lodge, chiamato Turgor nella natia Russia, Tension e infine The Void: un gioco dai molti nomi per un’esperienza strana, atmosferica, aliena.

L’impatto con un altro mondo è sempre qualcosa di difficile da trasmettere nei media, siano videogiochi o pellicole cinematografiche: spesso si finisce per disegnare il vecchio mondo, sotto salse diverse. Il pur ottimo Avatar faceva un debole tentativo di trasmettere questa sensazione con i suoi “pelle-blu” nativi americani e le rocce volanti tra la giungla amazzonica. Molto meglio Half Life, con Xen, il cui design fu pure criticato per l’apparente fretta con cui erano stati creati gli ambienti del mondo alieno. Critiche ingiustificate, a mio parere.

Ma è American McGee’s Alice che questo videogame riporta alla memoria, con le sue camere sospese nel vuoto e le architetture contorte e malefiche, sempre in movimento, a indicare l’instabilità di un ambiente generato dagli incubi di una ragazza traumatizzata.

The Void è in qualche modo simile, nelle premesse e nell’esecuzione.

Le Camere del Vuoto The Void - Disegnare

Noi siamo morti. Questa è la nostra prima certezza. Morti, ma non finiti: prima della Morte Assoluta, l’anima può fermarsi nel Vuoto, ad un passo dallo sprofondare nell’Abisso. Non la più stabile delle situazioni, insomma.

Nel Vuoto, ogni creatura dotata di una volontà propria cerca ciò che dà la vita: il Colore. Questo è anche ciò che ci permette di sopravvivere nello spostamento da una camera all’altra, che raccogliamo come Linfa, travasiamo nei nostri Cuori e, quando siamo nel Vuoto, lentamente si distilla in Nerva da cui attingere per disegnare.

Il disegno dei Glifi è l’interazione principale nel mondo di gioco. Esistono Glifi di difesa, attacco, potenziamento o semplicemente per donare Colore. Dovremo imparare a usare e dosare i Glifi e il Colore per vivere nel Vuoto.

Tutto questo ci viene raccontato da una Sorella: una gentile creatura, abitante della stanza in cui ci svegliamo. Ci racconta che le Sorelle sono rimaste in nove, decimate da quando il Vuoto era pieno di vita, perché il Colore sta svanendo. Ma è ricomparso assieme a noi, anima sperduta che la Sorella ha accolto e salvato dall’Abisso. Ci parla con una voce piena di speranza, onestà e aspettativa, racconta tutto sinceramente.

Le Sorelle non sono tutte così. Andando avanti nel gioco troveremo Sorelle ciniche, fataliste, ingenue, aggressive, illuse o rese pazze dalla scarsità di Colore. Troveremo anche i loro guardiani e custodi del Vuoto, i Fratelli: esseri mostruosi che ci apostrofano di volta in volta con condiscendenza o aperta ostilità. Il primo che si presenta a noi, dal nome di Mantide, è un busto con mezze gambe e braccia staccate e impalate da numerose aste e meccanismi snodabili. Gli altri sono anche peggio. Fratelli e Sorelle ci raccontano le loro verità riguardo al Vuoto, a loro e a noi stessi, non sempre coerenti nemmeno all’interno dei due gruppi. Sta a noi decidere chi seguire.

The Void - Isola The Void - Giardino

Il gioco non è per tutti e può disorientare, all’inizio. Dopo il primo impatto, e probabilmente dopo aver ricominciato un paio di volte per la difficoltà e scarsità di informazioni, ci si comincia a porre delle domande. Per un titolo così minimale, The Void si presta ad un numero sorprendentemente elevato di interpretazioni.

Le Sorelle si presentano come esseri indifesi, prigioniere dei mostruosi e crudeli Fratelli, che le mantengono un sistema pressoché di schiavitù. Non possono fuggire, non possono difendersi e devono dipendere dal Fratello che le ha “sposate” per nutrirsi del Colore di cui hanno bisogno. Oppure: sono loro a tessere la tela degli avvenimenti nel Vuoto, spingendo i Fratelli ad agire secondo i loro capricci. Non dimentichiamo che sono le Sorelle stesse a plasmare le loro camere, scegliere il proprio nome e la personalità. O, ancora, rappresentano i sogni e le aspirazioni di esseri umani a venire, parte della loro anima. Impariamo che le Sorelle possono ascendere: passare il Limite, tornare in superficie, nascere al mondo. Siamo noi, con la nostra capacità di donare Colore, ad avere questo potere su di loro.

I Fratelli, d’altro canto, sembrano a prima vista dei persecutori dall’aspetto mostruoso e dal potere spropositato. Ma forse, sono loro i giusti difensori di questo mondo, hanno guadagnato la loro forza (ma anche il loro aspetto) e la loro posizione combattendo i più pericolosi tra i Predatori e amano sinceramente il loro reame. Per questo, sono in uno stato di disperazione ora che vedono il Vuoto avvizzire intorno a loro. E’ il loro mondo, quindi che altro possono fare se non lottare per preservarlo?

E noi, l’anima capitata nel Vuoto per volere di una Sorella, capace di trasformare e donare Colore (e quindi di riceverlo e accrescerlo, perché la donazione si riflette presto sul donatore), siamo una sorta di Messia destinato a ridare vita al Vuoto, o un incauto usurpatore che non si rende conto della distruzione che sta portando? Perché presto si rivela una spiacevole verità: più Colore usiamo, più le camere diventano rovinate e ostili, giardini una volta rigogliosi e pieni di pacifiche lucciole si degradano in squallidi antri dove orrori saltano fuori dal terreno ad ogni passo, per attaccarci e rubare la nostra Linfa.

Cos’è veramente il Vuoto, che alcuni chiamano il Dormiente e altri il Limite? Chi siamo noi? Qual è il vero scopo delle Sorelle? Sono solo alcune delle domande che The Void pone a chi segue la sua storia. Come un buon racconto, propone il minimo possibile per suscitare l’interesse e lasciare il resto alla fantasia del lettore.

Non ho ancora finito questo gioco. Forse, alla fine, alcune delle domande riceveranno risposta, o forse no. Dipenderà da quale degli undici possibili finali avrò scelto. Nel frattempo, posso solo assicurarmi di avere Colore a sufficienza per affrontare il viaggio tra una Camera e l’altra.

Altri screenshot in questa pagina.

Croazia – Istruzioni per l’uso Aggiungi un commento

21 agosto 2010, 15:18

Vacanza in Croazia di 10 giorni, 11 notti per la precisione, partenza il 9 agosto, ritorno il 20. (Altissima stagione? Che, sei matto? Probabilmente sì!)

Malpensa – Dubrovnik, € 120 di aereo e dannazione a noi per aver prenotato, ehm… una settimana prima? Non di più.

Dubrovnik – Babino Polje (Isola di Mljet) via traghetto per Sobra. Lunghe passeggiate sotto il sole e gradevolissime calette di ciottoli con acqua limpida e cani da guardia gratis. Consigliate per chi desideri polpacci da calciatore o un invidiabile lato B, a seconda delle preferenze. Attenzione alle vecchiette che vendono grappa, è fuoco! Ma vi daranno gratis forchette se ne avete bisogno e le mandorle sono ottime.

Babino Polje (Isola di Mljet) - Dubrovnik via traghetto delle 6 del mattino (“You have no choice!“) per vistare la bella città, con le mura e i vicoli, gli artisti di strada bravi e quelli pessimi, i picchieri per la gioia delle fanciulle, negozietti tipici e ottimi ristorantini al porto.

Veduta del porto di Dubrovnik

Dubrovnik – Split in € 25 a testa di corriera, per infinite provinciali… ma come stanno in Croazia in quanto a trasporti pubblici? Male eh? Colpa nostra per non essere andati in automobile. Non fatelo.

Split – Trogir per un’intera giornata di completo relax al mare, dal risveglio al sonno. Finalmente! Armatevi di chiodi pesanti per picchettare le tende nel terreno della zona economica nel campeggio di Trogir: ci sono più sassi sbriciolati che in una cava di marmo.

Trogir – Split – Plitvicka Jezera in altre agonie di bus. Il gentilissimo vecchietto dell’ostello ci viene a prendere per portare le valigie e due di noi, il resto a piedi. Cena con supplemento e un’infinità di cipolle, ma cosa mangiano questi croati? La carne è buona, ma se la grappa di Babino Polje era fuoco, questa è direttamente Fiendfyre! Colazione a base di burro e marmellata in panetti da albergo (“It’s typical!”)

Il Parco dei Laghi di Plitvice, d’altronde, vale il viaggio. Cascatelle, lagune verdi e blu, precipizi, paesaggi idilliaci, farfalle smeraldine e libellule di zaffiro, placide carpe e passerelle di legno sulle paludi. Il trenino affollato come una metropolitana al mattino e le chiatte che attraversano il lago ogni mezz’ora. Da non perdere assolutamente.

Laghi di Plitvice

Plitvicka Jezera – Karlovac – Rijeka. La corriera non passa (“Sì… a volte i bus passano… voi andate alla fermata là… altrimenti non saprei…”) e si palesa un angelo custode, sotto forma di tassista improvvisato per turisti. Vi salvo la vita per € 10, va bene? Aspetta che ci penso… Sì! L’ostello di Rijeka è carino, giusto per la sosta di una notte. Siamo ancora sconvolti da come la gente della vecchia Fiume parcheggia nella stazione degli autobus.

Rijeka – Pula – Stoja, per l’ultima destinazione. Campeggio grande, meglio organizzato, con lavatrice (!!!) e karaoke serale… grazie Adriano, riposo per le nostre orecchie martoriate, passabile interprete di “Perdere l’Amore”! Fossero tutti come te.

Pula – Medulin – Premantura e ritorno, il penultimo e l’ultimo giorno, con serata a Pula. Consiglio Premantura per gli amanti delle spiagge di scogli, con i suoi bei lastroni di pietra digradanti sul mare. Attenzione ai ricci se andate senza protezioni ai piedi. Entrambe le località dispongono di una grande pineta, ottima per stare all’ombra, a Medulin l’acqua è un po’ più sporca ma il posto è grandemente meno affollato e la pineta arriva fino al mare.

A Pula sono monumenti romani, tra cui l’anfiteatro e un arco trionfale, bei negozietti lungo la passeggiata e bande nella piazza con il tempietto greco-romano. Al ristorante Vodnjanka, all’incrocio tra la Radiceva e la Vitezica, il maitre vi porterà pesci con l’occhio ancora vispo e alla domanda “Com’è la bistecca?” vi risponderà “Così!” e mostrerà una pubblicazione tecnica sull’allevamento del bue istriano. Non andate tardi.

Pula – Venezia – Milano – Lecco, in € 70 di traghetto (poco meno di 3h di continui discorsi pubblicitari in croato, russo, inglese, tedesco…) e € 16 di regionali. La Serenissima ci riaccoglie in patria a braccia aperte (€ 3 di cappuccino non furono mai meglio spesi) e non facciamo in tempo a fare 100 metri che già compaiono le prime copie di Libero. Ma Venezia, anche così, anche en passant con gli zaini in spalla, è troppo bella per essere vera. Non rimpiangevamo invece la puzza dei regionali e di Milano Centrale, ma è bello lo stesso essere a casa!

Lessons learned:

  • In Croazia, la densità è una persona per 10 Kmq. I croati hanno affinato l’ubiquità. A Mljet c’era una sola persona che assumeva di volta in volta il ruolo di barista, una vecchietta, receptionist, campeggiatori tedeschi e Ciro (l’eroe/dittatore nazionale).
  • Sanno benissimo l’inglese, ma in realtà sono tutti italiani, di Pordenone per la precisione (o spagnoli di Amsterdam).
  • Le tende saltano da sole sugli autobus e si montano facilmente anche senza paletteria, pur non essendo automontanti.
  • Chuck Norris, a differenza che nel resto del mondo, qui porta sfortuna. Totemizzare una bottiglia di grappa, ancora di più.
  • You have no choice. 120kn please.

In cerca di casa Aggiungi un commento

9 febbraio 2010, 13:46

Finalmente un aggiornamento di questo blog. Sono più o meno secoli!

Prima cosa, ho abbandonato il mio precedente lavoro a causa di condizioni, per così dire… subottimali, in favore di un’azienda molto più grande e, soprattutto, di un appetibile contratto a tempo indeterminato. Che nella praticità dell’immediato, si traduce in due pensieri: “Oddio, dovrò vestirmi elegante?” e “Ora cerco una casa!”.

Focalizziamoci sulla seconda. Sono andato a fare un giro su cambiocasa.it, che tra parentesi consiglio come un ottimo portale di informazione su immobili di qualsiasi tipo. Molti lo conosceranno come il giornalino distribuito gratuitamente per le strade, almeno a Lecco. Dicevo, navigando sul sito mi si è presentata la possibilità di lasciare i miei dati per ricevere una newsletter; ho pensato: “Perché no, fa sempre comodo avere la ricerca pronta a casa propria” e voilà, ho inserito tutti i dati richiesti… compreso il numero di cellulare, obbligatorio. L’avessi mai fatto!

Oggi, vale a dire il giorno dopo, mi ritrovo sottoposto ad un continuo bombardamento di telefonate da parte di gentilissimi agenti immobiliari, i quali non chiedono di meglio che vendermi uno o più appartamenti corrispondenti alle mie esigenze. Mi sento più o meno come un naufrago in mezzo ad un cerchio di squali. Forse mi son mosso troppo presto? Il lavoro nuovo non l’ho ancora cominciato… e c’è sempre l’incognita del periodo di prova. Passato quello, tutto liscio.

La casa nuova mi darà modo (tempo, denaro e soprattutto dolce metà permettendo) di sperimentare un paio di cosette eterogenee, che mi stanno molto a cuore: un impianto home theater tutto incluso gestito da un solo computer e l’arredamento creativo ma poco costoso. E soprattutto, la vera vita di coppia. Ho un po’ di paura, ma non vedo l’ora!