Persiste! Persistono! Persistenza con JPA Aggiungi un commento
10 agosto 2009, 11:49Procedendo nella mia conoscenza e nei lavori con Java, specialmente il progetto di gestione delle caselle, mi sono trovato nella necessità di dover usare un database che si interfacciasse con il linguaggio ed Eclipse.
Dapprima, ho usato MySQL, che non ha bisogno di presentazioni. Ma, specialmente nella seconda iterazione del progetto (sarebbe a dire, archiviare quel poco che avevo fatto e ricominciare da capo), mi sono accorto che usare un DB così complesso e mastodontico sarebbe stato, come dicono gli americani, overkill; ed è uno dei più leggeri tra quelli di largo uso!
Così, ho rivolto la mia attenzione verso i database embedded. Ne esistono di vario tipo, forme e dimensioni, tutti accomunati dall’aver bisogno di un solo driver che il motore di persistenza della vostra applicazione (o Eclipse) deve trovare per connettersi ad un database.
Dovrei dire a questo punto che io, fino a due settimane fa al massimo, sapevo poco o niente di queste cose. Soprattutto di quelle parole, “motore di persistenza”: la persistenza, in questo caso, si riferisce alla trasformazione (qualcosa di mistico?) tra un oggetto Java caricato nella JVM (e quindi in memoria) e una riga, o un insieme di righe, in una tabella di un database, nella maggior parte dei casi saldamente ancorato al disco fisso. Sapevo anche cos’è un database, naturalmente, e quel poco di SQL che mi ha permesso di non cominciare da zero con le query al lavoro (ma che ho già molto migliorato. Le SELECT innestate sono un gran divertimento, vero?).
Come motore di persistenza, ho da subito scelto JPA, per l’ottimo tutorial fornito dalla SUN, che raccomando. Il motore di persistenza è quello che si occupa di trasferire certi comandi da oggetti Java (tra cui find(), persist(), merge(), remove()) alle rispettive query SQL (in questo caso SELECT, INSERT, UPDATE, DELETE). Ricordando che in informatica si parla più che altro per astrazioni, non deve stupire sapere che ci sono più implementazioni di uno stesso motore di persistenza. Queste, per supportare un qualche database, devono conoscere il necessario dialetto (o sottoinsieme) del linguaggio SQL, che, ahimé, non è così uno standard come il suo nome potrebbe suggerire. Dopo un tentativo andato a vuoto con EclipseLink, ho scelto Oracle Toplink Essentials, sempre perchè ben documentato nel tutorial.
A questo punto, il primo database a cui ho rivolto la mia attenzione è stato SQLite. Nome accattivante, piccole dimensioni, documentato: sembrava che avessi trovato ciò che faceva al caso mio, ma al primo tentativo di persistere qualche oggetto mi sono trovato davanti ad errori nella sintassi SQL su query generate da JPA e, quindi, presumibilmente giuste. Il problema era un altro: Toplink non implementa il subset SQL necessario a SQLite (che tra l’altro, come ho imparato più tardi, è in qualche modo limitato) e, perciò, sbaglia. In seguito, sono tornato alle buone abitudini che non sbagliano mai: fare ciò che c’è scritto nei tutorial, prima di lanciarsi nell’ignoto; un po’ come le ricette per torte, che finiscono in catastrofe quando non le seguo. Per cui, sono passato ad Apache Derby Embedded: leggero, ugualmente facile da installare e soprattutto, riconosciuto da Toplink.
Il divertimento maggiore è stato (ed è ancora) definire il mapping tra entità nel database e POJOs, semplici oggetti Java. Questo può avvenire in due modi: mediante annotazioni direttamente sul codice, o mediante il file orm.xml, da inserire nella root del progetto. (Per inciso, questo, come il resto di JPA, fa parte della specifica EJB 3.0, con cui avrò a che fare anche per lavoro). Le annotazioni mi sono sembrate più semplici, per cui le ho scelte. Tutto ciò che si deve fare per definire una classe come entità è aggiungere @Entity prima della definizione di classe; per definire nome e altre proprietà, come vincoli di unicità, in una tabella, si usa l’annotazione @Table(...) e così via. Rimando alla lista completa delle annotazioni Toplink per ulteriori approfondimenti.
Dopo qualche perplessità, sono riuscito a sistemare tutte le dipendenze dal mio progetto e a persistere le mie prime tabelle. Tutto il resto è buona progettazione del database, che oltre ad essere dannatamente complicata, è una storia del tutto diversa.
Ricapitolando:
- Per un’applicazione Java 2 SE che necessiti di salvare POJO‘s (Plain Old Java Objects) su un database, sviluppata sotto Eclipse con motore JPA, ho trovato utili TopLink e il database Derby.
- Toplink è parte del bundle GlassFish: TopLink Essentials è scaricabile dalla pagina di download dell’implementazione di riferimento, il primo nella tabella chiamata GlassFish v2.1 branch. Eseguire il comando suggerito nella pagina porterà ad avere una directory con alcuni jar. Il file da includere è toplink-essentials.jar .
- Derby è scaricabile dalla pagina di download del progetto. Il file .zip contiene una serie di jar, il file da includere per un’applicazione desktop che necessiti del solo DB è lib/derby.jar .
- Ricordare note di copyright e licenze! Anche se entrambe le librerie sono open source, è comunque necessario includere le originali licenze.
- Nel dubbio, seguire i tutorial. Se non aiutano, seguire una delle leggi fondamentali di Internet: qualcuno ha già avuto il tuo stesso problema. Qualcuno lo ha già risolto.
Buona persistenza a tutti.




