Questioni di principio? No, grazie Aggiungi un commento
16 agosto 2008, 0:11Non c’è cosa al mondo che io detesti più del sentirmi rispondere “E’ questione di principio“.
E’ la risposta più infantile, presuntuosa ed egoistica che si possa dare. E’ come negare l’esistenza di motivi o il diritto del proprio interlocutore a conoscerli, è come negare uno dei sentimenti caratteristici dell’essere umano: la curiosità, la voglia di conoscenza e (non il meno importante) la tendenza ad indagare su qualcosa di cui non si è certi. Sono queste le spinte che hanno portato l’uomo al progresso, per mezzo dei pochi che hanno avuto il coraggio di seguirle fino in fondo; questo, sempre, nonostante sempre più persone opponessero ad una sana curiosità, l’inferriata sporca di sangue delle “questioni di principio”.
Non a caso ho detto sangue. Le “questioni di principio” scatenano l’odio, la divisione tra fazioni e infine, come naturale conseguenza, le guerre. Cosa succede se due sbandieratori di “questioni di principio”, ugualmente infervorati, hanno princìpi diversi? Si metteranno d’accordo? Non credo proprio. E’ troppo facile urlare “E’ questione di principio”, facile quanto obbedire ciecamente ad un dogma; la liberazione dalla responsabilità di scegliere per sé, lasciando decidere ad altri il proprio cammino e il corso delle proprie azioni, è una sirena tentatrice per molti. Ma a che prezzo?
Per come la vedo io, uno che si appoggi su “questioni di principio”, senza voler indagare sulle cause e sugli effetti né volersi prendere la responsabilità completa delle proprie azioni e decisioni, non è più un uomo: è uno schiavo. Per quanto potente sia, sarà sempre uno schiavo.
Nel corso della storia, chi si è opposto alle “questioni di principio”, sia delle masse che dei potenti, ha sempre rischiato il ridicolo, l’ostracizzazione, addirittura la vita. Sto pensando a grandi uomini come Socrate, Copernico, Albert Einstein, Martin Luther King; ma anche a gente altrimenti comune, come la ragazza musulmana che si era opposta alla regola paterna di “non frequentare l’infedele” ed ha pagato con la vita. La giustizia ha punito i colpevoli, ma quella ragazza sarà ricordata come una che ha avuto il coraggio di seguire il proprio cuore, contro tutte le imposizioni.
Un informatico, quale io sono (e per estensione, una qualsiasi persona di scienza), non può accettare l’esistenza di “princìpi primi e immutabili”. Invece, esistono delle cause, dei motivi concreti per fare o non fare qualcosa. Per fare un esempio, non si indenta e ripulisce il codice per qualche oscura “questione di principio”, ma perché un programmatore che legga il codice dopo di noi (o noi stessi, dopo qualche mese), non perda più tempo a capire con cosa ha a che fare, piuttosto che a riscrivere l’intero programma.
Un altro esempio: non si utilizza questo o quel linguaggio, applicativo o stile di programmazione per partito preso, come purtroppo ho visto fare ad alcuni compagni di corso, ma perchè ognuno di essi possiede una serie di vantaggi o affinità (e parimenti, di svantaggi) che si possono applicare, con buona approssimazione, a qualsiasi problema. Non farlo (e cioè, decidere a priori cosa utilizzare, per una “questione di principio”) equivale a perdere tempo, denaro e, nel caso peggiore, al fallimento della propria azienda o di sé stessi. Danni evitabilissimi, solo a voler fare un po’ di fatica in più, senza appoggiarsi a dogmi.
La vera libertà è pensare con la propria testa, seguire il proprio cuore, badare a tutte le cause e gli effetti che sia possibile esaminare, senza sottoporsi a pareri preconfezionati e senza limitarsi. Senza paura, inoltre, di sbagliare, né di ammettere i propri errori e ricominciare da capo, forti dell’esperienza acquisita.
Me ne rendo conto, è un tipo di libertà che richiede certamente più lavoro e fatica; ma che dà (a mio parere) molta più gioia, alla fine.














agosto 16th, 2008 at 17:29
Ma c’è da dire anche che preferirei vivere piuttosto che ritrovarmi morta, non so se mi spiego (o piena di lividi, come potrebbe essere il mio caso, cof cof)
Pensavo che la risposta che ti facesse di più imbestialire fosse “perchè si” XD;;;
agosto 16th, 2008 at 17:51
Io preferisco fare quello che sento giusto, in ogni caso!
Uh, e “perchè sì/no” è precisamente lo stesso che dire “è questione di principio”, no? Quindi sì, è sempre quello che mi fa imbestialire.
agosto 18th, 2008 at 13:07
A parte che in passato ti ho sentito dire “e’ una questione di principio”
Mi sembra un discorso stiracchiato. “Questione di principio” significa che e’ un pilastro fondato sui principi di una persona… Non per forza e’ immutabile e non per forza e’ un dogma preso come dato di fatto.
Il mio essere imparziale con tutti e’ una questione di principio, maturata nel corso degli anni ed e’ una conclusione che ho trovato cosi’ fondamentale da essere un principio per tutto il resto.
E’ un discorso infondato: parli delle questioni di principio come fossero un caso a parte, invece il discorso si puo’ estendere a qualsiasi idea che una qualsiasi persona possa avere. La radice e’ che alcune persone sono stupide/svogliate/immature e prendono certi dati come dati di fatto e non si pongono il problema di questionare.
E dire “questione di principio” non e’ neanche una limitazione alla curiosita’. Quando qualcuno mi dice “e’ questione di principio” e io non sono d’accordo chiedo su quali principi ci si basi.
Insomma, a quel punto diventa “e su cosa si basano i tuoi principi? su una tua conclusione o su qualcosa che ti ha detto la mamma e non hai mai voluto contestare?”
Ciauz
agosto 18th, 2008 at 13:09
P.S. Gli unici principi su cui non questiono si chiamano “assiomi”, e li tengo buoni solo perche’ so che basandosi su essi tutto funziona per bene
agosto 18th, 2008 at 13:18
Il fatto è che la maggior parte delle persone che usano quella frase odiosa (compreso me in passato, non lo nego!), la dicono solo perchè non hanno niente di meglio da dire o perchè sono talmente assuefatti allo status quo da rigettare ogni diversità (che sia un miglioramento o un peggioramento, supportato da prove oppure no, importa poco).
Di sicuro esistono dei buoni principi, certo! Come quelli che spingevano gli aristocratici greci a combattere in prima linea, ma sarai d’accordo che oggigiorno, si usano soprattutto come scusa per non fare qualcosa… chi ha dei principi validi per agire, non perde tempo a dire “è questione di principio”, ma agisce. Spero di essermi spiegato
agosto 18th, 2008 at 13:19
P.s. In definitiva, il tuo discorso funzionerebbe se tutti gli uomini fossero buoni ed onesti
cosa che, come sappiamo, non sono.
agosto 20th, 2008 at 1:21
Capito
Sigh, i miei discorsi funzionano sempre e solo con uomini buoni e onesti ;_;
Gesu’, potevi fare un lavoro migliore con l’umanita’… Cazzo!!!
:’D