Il bisogno di tecnologia Aggiungi un commento

14 novembre 2007, 14:19

Non è un mistero per nessuno che, nell’ultimo suo secolo di vita, l’umanità abbia fatto relativamente tanti progressi quanto nei millenni precedenti. Lo stile di vita dell’uomo, almeno nei paesi cosiddetti “occidentali”, è cambiato radicalmente e si è evoluto fino ad essere quello che conosciamo ora. Chi rinuncerebbe ad avere elettricità, refrigerazione, acqua corrente? Eppure queste, 50 anni fa, si erano appena affacciate alla massa; 100 anni fa, non erano ancora nate. Lo sviluppo della tecnologia può essere descritto da un’iperbole, non da una linea retta e nemmeno da un altro tipo di conica. L’iperbole è l’unica corretta: sviluppo esponenziale.

Si parla, da non molto, di singolarità tecnologica. Il punto in cui, in parole povere, l’uomo inventerà macchine talmente potenti e intelligenti, da poter lasciare alle macchine stesse il compito di progettare altre macchine più innovative. In altre parole, una macchina intelligente sarà l’ultima invenzione che l’uomo avrà bisogno di creare. Sarà la fine del genere umano?

Forse no, grazie a enti come il Singularity Institute for Artificial Intelligence, che si “portano avanti” nella ricerca di come un’Intelligenza Artificiale possa essere creata come benefica per l’uomo. Intendiamoci: nessuno prevede che nell’esatto momento in cui la prima “macchina pensante” si sveglierà, essa odierà i suoi creatori e procederà metodicamente e inesorabilmente verso lo sterminio o l’assoggettamento del genere umano e la conquista della Terra. Scenari alla Matrix (dove, peraltro, furono gli uomini i primi a colpire) sono, e rimangono, fantascienza.

Ma una macchina non ragiona come un essere umano e non lo farà nemmeno quando sarà dotata di libero arbitrio. Una macchina procede verso i propri obiettivi a testa bassa, sfruttando la sua logica, anche se in grado di scegliere autonomamente il proprio percorso, di evolversi e apprendere, di progettare nuove macchine più avanzate di se stessa. Una macchina, in risposta ad un astruso problema matematico, potrebbe creare versioni evolute di se stessa capaci di tramutare il nucleo di ferro della Terra in un solo enorme calcolatore, senza riguardo per la vita biologica.

Questi discorsi possono fare o meno impressione. Dopotutto si tratta solo di parole e, anche se la letteratura e le pellicole ci hanno abituato al concetto di IA, siamo ben lontani dalla singolarità.

Ma è poi vero?

Ieri, spulciando come al solito tra le notizie di Hardware Upgrade, ho saputo che la Dell ha prodotto un nuovo schermo da 30”. Enorme, dicono tutti. Un utente commentava, scherzosamente, che la risoluzione utilizzata dovrebbe chiamarsi DoubleHDTV o SuperHDTV. Un altro utente, più accorto, replica che esiste l’UHDV, Ultra High Definition Video, formato sperimentale attualmente in fase di studio nei laboratori della NHK. Seguendo il link proposto, sono andato su Wikipedia per informarmi e ho scoperto che:

  1. Un minuto di UHDV non compresso occupa 194 GB; compresso col popolare codec mpeg-4, occuperebbe nel peggiore dei casi 3 GB.
  2. Di conseguenza, il già futuribile Blu-Ray Disc a 8 strati, dalla capacità di 200 GB, sarebbe appena sufficente a contenere poco più di un’ora di UHDV.

Non tutto è perduto: seguendo altri link proposti nella pagina, ho scoperto (a bocca aperta) che sono in fase di ricerca altre proposte di archiviazione dei dati, di cui le più eclatanti sono:

  1. HVD (Holographic Versatile Disc), che utilizza due laser in congiunzione, uno a luce rossa e uno a luce verde, per creare figure di interferenza memorizzate tra gli strati del supporto, di cui esistono alcuni prototipi a 200 GB, ma con una capacità massima teorica di 3,9 TB (1 Terabyte = 1024 GB);
  2. PCD (Protein-Coated Disc), consistente in un DVD fornito di uno strato addizionale di una proteina sensibile alla luce, ottenuta da un batterio geneticamente alterato. La capacità teorica di questo sistema è di circa 50 TB, attualmente non esistono prototipi;
  3. Dischi a materiale ferroelettrico stabile, che (in parole molto povere) consistono nell’ottenere dai materiali ferromagnetici correntemente utilizzati, densità e dimensioni delle unità di stoccaggio attualmente impensabili. Il massimo teorico si aggira intorno ai 12,9 milioni di GB per centimetro cubico.

E’ di fronte a queste cifre che si ha un’idea di quanto la tecnologia progredisca in fretta, sempre più in fretta. Alcuni studiosi ipotizzano che non siamo poi così lontani dall’intelligenza artificiale, o dalle interfacce dirette uomo-macchina. L’uomo comune, d’altro canto, non resta al passo; anzi, più spesso che no, rimane indietro. Una singolarità produrrebbe una “esplosione” di intelligenza. Quanto tempo ci vorrà, dopo, perchè gli uomini siano messi da parte? Riusciremo a gestire la singolarità che si avvicina?

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